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La filosofia dei Queen – The Show Must Go On

Bohemien Rhapsody è un grande film. Coglie in pieno il senso della musica dei Queen: rialzarsi dopo la caduta.

E quale esempio più epico per esprimere questo concetto di The Show Must Go On? 

The Show Must Go On. È questo l’imperativo che i Queen ci rivolgono proprio un momento prima del tramonto, quando il loro mito sta per passare dalla leggenda direttamente nella storia. “Lo spettacolo deve continuare”. Ma non è lo spettacolo visionario dei mitici concerti dei Queen con Freddie Mercury che si lanciava in tripudi di teatralità, coreografie e musica ma lo spettacolo della storia, dell’umanità e della musica stessa.

The Show Must Go On è la più grande dimostrazione di umiltà dei Queen, l’ammissione della loro contingenza, della loro casualità, della loro transitorietà. La strofe della canzone si succedono in un turbinio di immagini drammatiche: tra “empty spaces” e “failed romance”, attraversando le difficoltà della vita di ogni uomo, che a ogni caduta dell’esistenza, a ogni stridente contraddizione del nostro animo si chiede “what we are looking for”, “what we are living for?”. Per cosa viviamo? Cosa stiamo cercando? In tutto il testo è nettissima questa opposizione di toni e atmosfere tra le strofe e il ritornello: da una parte le strofe sono impregnate di malinconia, sembrano trascinarsi affrante nel caos delle immagini che suscitano, parlando della quotidianità qualunque di una vita qualunque; dall’altro, il ritornello sembra suggerirci la risposta alla domanda che si pone ogni essere umano che abbia camminato sulla Terra: adesso che sono qui, cosa faccio, come posso essere all’altezza del mio destino? Si passa dall’inquietudine del testo e della musica nella strofa all’esplosione del ritornello che si infuria per affermare una verità irriducibile. The Show Must Go On.

“Fairy tales of yesterday will grow but never die”. È questa la soluzione dell’enigma, la risposta della creatività dei Queen all’interrogativo, allo stesso tempo più stimolante e oppressivo, dell’esistenza. Le storie del passato cresceranno ma non moriranno mai e l’unica cosa che possiamo fare della nostra vita è renderla grandiosa (come dice Gandalf “possiamo solo decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso”), per quanto possa essere piccola, trascurabile e insignificante, cercando di lasciare a chi verrà dopo di noi una storia ispirante che non morirà mai. Viviamo per lasciare le nostre orme scolpite nella roccia della storia, per sopravvivere alla morte nella memoria di chi verrà dopo di noi. È forse il pensiero più inquietante e angosciante di tutti quello in cui ci scopriamo impauriti difronte alla possibilità di passare inosservati, di tramontare senza che nessuno ammiri il nostro spettacolo variopinto. Siamo colti dal terrore dell’oblio: l’ultima cosa che vorremmo è vedere il nostro fallimento finale e irrimediabile, è capire, alla soglia della fine, di aver sprecato tutto, che ormai è troppo tardi per riconciliarsi con se stessi. 

Quella memoria a cui ognuno di noi aspira in misura diversa non è solo un ricordo in cui una parte di noi continua a vivere ma una vera e propria trasfigurazione, il passo conclusivo dell’evoluzione dell’IO, il modo in cui io rimango ancora, raggiungo la vita eterna. E non parlo solo della grandezza che raggiungono solo pochi uomini nella storia, bensì di quella specificità unica verso cui dobbiamo tendere per rendere originale la nostra esistenza. Non siamo tutti Beethoven o Dostoveskj. Ma come ci incita a fare Kurt Vonnegut nel meraviglioso libro “Quando siete felici fateci caso”, dobbiamo essere felici anche nella piccolezza, dobbiamo dispiegare la nostra potenza specifica e unica anche quando contribuiamo a rendere migliore la nostra piccola e provinciale comunità. Il mondo è pieno di persone che non sono ne Freddie Mercury ne Ravel, ma che nel loro piccolo compiono ogni giorno gesti della stessa profonda e sconfinata umanità dei grandi della storia. 

Kurt Vonnegut

Quindi perché The Show Must Go On è un inno all’umiltà? Perché è l’ammissione che ognuno di noi, dal più trascurabile al più grande degli individui è destinato a tramontare. Ma è in questa consapevolezza apparentemente tragica che riusciamo a dispiegare al massimo la nostra potenza, a esprimere la nostra natura al massimo. Quando sentiamo la morte con il fiato sul collo siamo spronati a correre per fuggirla e in questa corsa folle capita che creiamo i capolavori della letteratura, della musica, della scienza e del pensiero. Siamo finiti. Siamo transitori. Destinati a cadere. Il punto in cui si gioca tutto sta nel modo di fronteggiare il nostro destino. Possiamo scegliere di vivere una vita in balia del destino, aspettando la morte come si aspetta che il sole tramonti. Oppure possiamo continuare lo spettacolo che altri prima di noi hanno cominciato, nella speranza di ispirare un’altra grande storia, un altro spettacolo nel racconto di cui non siamo che personaggi momentanei eppure perfettamente al loro posto.

Che tu sei qui,

che la vita esiste e l’identità,

Che il potente spettacolo continua,

e che tu puoi contribuire con un verso. (Walt Withman, Foglie d’erba)

Quindi se non lavetel ancora fatto, andate a guardare Bohemien Rhapsody. Fatelo per voi. Fatelo per essere ispirati. Fatelo per avere la possibilità di raccontare unaktrun grande storia.

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