Music Ergo Sum

La filosofia di The Sound Of Silence. L’illusione del rumore – Music ergo Sum

Music Ergo Sum – Episodio 1

Benvenuti alla nuova rubrica del blog, MUSIC ERGO SUM, l’unico luogo dove potete trovare la filosofia della musica pop. Una volta a settimana cercherò di sviscerare il senso filosofico di un testo iconico della cultura pop, perché il pensiero e le idee si trovano anche negli spazi tra le note!

Oggi parliamo della meravigliosa canzone “The Sound of Silence”, del duo americano Simon & Garfunkel del 1964. Il testo di questo brano si apre con un saluto, un IO imprecisato che si rivolge all’oscurità.

Il narratore racconta all’oscurità della visione che ha avuto: mentre si trascinava per strade spente e decadenti, all’improvviso ha una rivelazione. Una folgorazione come l’epifania di un dio. Allora la visione comincia a prender forma: illuminata dalla chiarezza fredda e metallica di una luce al neon, appaiono difronte agli occhi del narratore migliaia di persone, avvolte nelle nubi dense e impenetrabili del silenzio. Persone che nonostante tentino di parlare, nonostante cerchino di ascoltare e di esprimersi non fanno altro che emettere rumori, non fanno altro che creare solo l’illusione nebulosa della verità. 

Questo è il suono che fa il silenzio, la presenza inquietante e disturbante che circonda come un alone tutte le mie azioni: in realtà siamo vittime dell’ “illusione del rumore”, siamo alienati nel frastuono di una routine sempre uguale a se stessa.

La nostra vita è affollata, piena di rumori, di promesse di vita eterna irrealizzabili, e l’errore consiste nel confondere affollamento e ricchezza, quantità e qualità, nel fraintendere il rumore con la musica della vera felicità. Ci convinciamo che stiamo agendo e ci stiamo esprimendo quando in realtà rimaniamo nella gabbia del silenzio, senza dire niente di originale, senza creare niente di grande, senza decidere veramente della nostra vita, in balia degli eventi che ci sballottano da una parte e dall’altra, alienati e già morti.

Il narratore “si infuria contro il morire della luce” –  come recitano i versi della poesia di Dylan Thomas (famosa per aver fatto da sottofondo ad alcune scene del film Interstellar) – contro coloro che fanno crescere il silenzio opprimente dei rumori, che conducono le loro vite senza nessuno slancio alla creatività folle dell’arte capace di generare la bellezza. Nel mondo trainato da forze imperscrutabili e senza senso, pieno di promesse di piaceri momentanei e transitori, cerchiamo di riempire l’esistenza di luci al neon che ci distraggono dal punto davvero importante, dalla vera essenza della ricchezza, quella della bellezza della creazione e dell’invenzione:  i veri profeti non nascono tra le strade invase dai rumori del silenzio bensì sui muri della metropolitana, nei luoghi nascosti dal frastuono del mondo. Solo vivendo a fondo, sperimentando la mia natura di essere umano unico e specifico, riesco a esprimerla, riesco a divampare nel fuoco spettacolare della musica, della poesia e della scienza, della filosofia e della letteratura, a “non andarmene docile in quella buona notte”. 

Con il loro stupendo testo, gli autori, cercano di metterci in guardia dall’errore in cui l’uomo è sempre sul punto di cadere: la routine del linguaggio, l’incrostazione di una visione del mondo monolitica, destinata a rimanere per sempre uguale a se stessa. Ci ispirano il coraggio per far infuocare le nostre parole.

“The sound of Silence” ci scuote per portarci a raggiungere quella dimensione di consapevolezza in cui possiamo fare delle scelte libere perché in armonia con quello che sentiamo di essere. Ci sprona a vivere nella musica melodiosa della verità piuttosto che nella inconsapevolezza frustrata di coloro che non producono altro che rumore, suoni insensati per riempire un vuoto incolmabile, che affollano la propria vita di luci al neon e rimangono accecati e immobili, incapaci di scegliere, sballottarti dal volere della massa.

 David Foster Wallace aveva capito benissimo che l'”illusione del rumore” è il rischio più devastante della vita dell’uomo nel mondo moderno. E nel discorso che tenne in occasione della consegna delle lauree al Kenyon College nel 2005 intitolato “Questa è l’Acqua”, parla propio di questa ALIENAZIONE. Ma ci dice anche che una via di fuga esiste: è l’espressione di sé, la relazione con gli altri esseri umani, l’intuizione che ci conduce a creare il capolavoro, che ci permette di raccontare grandi storie. In questo discorso (che condivide lo spirito della canzone di Simon & Garfunkel), Wallace dice che nel momento in cui impariamo ad essere umani succede qualcosa di folgorante:

“Avrete il potere di vivere una lenta, calda, affollata esperienza da inferno del consumatore, e renderla non soltanto significativa, ma anche sacra, ispirata dalle stesse forze che formano le stelle: amore, amicizia, la mistica unità di tutte le cose fuse insieme.” 

E a questo io non voglio rinunciare. 

 

Questo è un video con il discorso tenuto da David Foster Wallace, “Questa è l’acqua” (ci sono i sottotitoli in italiano)

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