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Sex Education. L’esperienza ci rende esperti?

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Sex Education parla di adolescenti, anche se non si rivolge solo a loro, e lo fa in modo intelligente. Perché quando sfrutti gli stereotipi di genere per raccontare una storia originale ti ritrovi davanti a qualcosa di spiazzante, che ti colpisce subito. La storia è semplice: Otis, un ragazzo impacciato e goffo, un po’ timido e molto poco disinvolto con le ragazze (il classico stereotipo del ragazzo timido) scopre di avere un talento, quello di saper dire esattamente ciò che serve per risolvere i problemi sessuali degli adolescenti.

La serie ci mette fin da subito difronte a un dislivello. Da una parte Otis è l’archetipo dell’inesperienza, dall’altra è l’esperto della situazione. Questo ci pone un interrogativo fondamentale: per essere esperti di qualcosa basta la teoria o serve la pratica? È possibile essere i migliori in qualcosa senza averne esperienza diretta? Questo è il paradosso al fondo di Sex Education che la rende così fuori dal comune, il problema filosofico del rapporto tra teoria e prassi.

“Da una parte Otis è l’archetipo dell’inesperienza, dall’altra è l’esperto della situazione.”

Sappiamo tutti che uno dei punti fondamentali della filosofia di Marx è l’imprescindibilità della prassi, della concretizzazione del pensiero in azioni non come se ci fosse il pensiero da una parte e le azioni dall’altra, ma come se il pensiero non fosse altro che un tipo specifico di azione, con un effetto ben preciso sul mondo, capace di smuoverne i meccanismi e rompere i suoi ingranaggi. Per il filosofo tedesco quindi, la verità si può raggiungere solo dall’unione conseguenziale tra approccio teorico ed esperienza pratica.

Ma non sempre l’esperienza è la strada giusta. Soprattutto se si parla di sesso e di adolescenza. Perché Otis è così bravo a dare consigli? Perché è così competente pur non essendo coinvolto? La risposta che dà la serie sta proprio qui: Otis è così bravo proprio perché non è coinvolto nelle questioni di cui parla. La sua inesperienza gli permette di mantenere quel distacco necessario per guardare i problemi dalla giusta angolazione, per essere più oggettivo degli altri per cui l’esperienza (di solito un’esperienza spiacevole) ha provocato danni piuttosto che maturazione.
La serie sembra volerci suggerire che non sempre l’esperienza diretta di qualcosa corrisponde a una crescita o a un arricchimento. Soprattutto quando si parla di un tema così delicato come l’esperienza sessuale, che come dice la madre di Otis “può rovinare per sempre la vita delle persone”. La teoria ci dà una visione oggettiva della realtà perché non è contaminata dal filtro soggettivo dell’esperienza personale. Questo è il messaggio della serie che emerge tra le righe.

“Otis è così bravo proprio perché non è coinvolto nelle questioni di cui parla.”

Ma questo messaggio ha un problema di fondo: commette l’errore di considerare la teoria come una prospettiva pura sul mondo, come se ci fornisse la chiave per accedere a un mondo non contaminato dalle nostre proiezioni mentali, dalle nostre percezioni e dai nostri interessi. Al contrario, anche la teoria è una “contaminazione”, è un modo di colorare il mondo con uno stile che è il risultato di interessi, esperienze, credenze e pregiudizi. Sex Education vuole affermare una superiorità epistemologica della teoria dicendoci che la verità si raggiunge solo attraverso il distacco teorico. Ma quel distacco è un’illusione, perché non c’è conoscenza che non sia mediata, coinvolta, partecipe dell’argomento in questione.
La verità è la conseguenza dell’unione di teoria e pratica, di esperienza diretta, partecipazione attiva al mondo e pensiero razionale. Questo non significa che non si possa parlare di qualcosa se prima non se ne sia fatta esperienza: è sbagliato anche l’atteggiamento inverso di quello presentato dalla serie, secondo cui l’esperienza ci pone su un piano moralmente superiore, in grado di parlare di tutto con autorità. Ad esempio Emily Dickinson parlava d’amore pur rimanendo segregata nella sua casa in campagna, proprio come Otis parla di sesso pur non avendone esperienza.

Questo significa che c’è un’asimmetria tra “esserne esperti” ed “averne esperienza” perché si può essere esperti di qualcosa al punto da arrivare a risolvere dei problemi senza avere esperienza “sulla propria pelle” di quei problemi, che vengono risolti facendo affidamento sul ragionamento, sulla logica o sulla casistica. Tutte cose che possono essere studiate senza coinvolgimento diretto, sui libri senza che abbiano una corrispondenza concreta nel mondo, per chi le studia.

Okay. Possiamo essere esperti senza esperienza. Ma davvero il nostro obiettivo è quello di esserne esperti? Quale chirurgo vuole sapere a perfezione la teoria degli interventi a cuore aperto senza però intervenire mai su un paziente? Quale tennista vuole preparare perfettamente ogni singola scelta tattica delle sue partite senza poi giocarne nemmeno una? chi vuole essere esperto di sesso senza farlo? Questo è il punto. La vita non è solo studio, solo teoria, solo esserne esperti. La vita è prima di tutto un’esperienza individuale e irriproducibile. Ogni vita ha uno stile diverso e unico tanto quanto sono unici gli stili di scrittori diversi o di registi diversi.

L’asimmetria dell’esperienza ha un aspetto ben più inquietante: ammettiamo pure che si può essere esperti senza averne esperienza, ma quell’asimmetria impone anche che lo studio e la descrizione dall’esterno non raggiunga mai l’intensità e la durata di un’esperienza in prima persona. Non saprò mai cosa significa essere un pipistrello sebbene possa descrivere scientificamente ogni suo organo e spiegarne il funzionamento, come afferma Thomas Nagel nel classico “Cosa di prova ad essere un pipistrello”.


Il vero squilibrio sta in questo: l’esperienza individuale è irriproducibile. E il bello è che essa è una parte fondamentale della vita, ciò che ci rende unici, che ci rende inesauribili, che ci rende veri. Sex Education porta il messaggio della superiorità epistemologica della teoria. Io rispondo che la vera superiorità epistemologica sta nell’unione, come diceva Marx e come dice Nagel, di esperienza e pensiero, teoria e prassi. Che Otis potrà pure essere bravo a dare consigli sul sesso, ma ha tempo per darli solo perché non può fare sesso.

Quindi no, non è necessariamente l’esperienza a renderci esperti. Ma di sicuro l’esperienza ci rende veri. 

Però, a parte questa pippa filosofica, Sex Education mi è piaciuta tantissimo, e non vedo l’ora che esca la seconda stagione!

 

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