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La filosofia di Westworld. Il labirinto della coscienza

La coscienza non esiste”.

Sono le parole che Robert Ford rivolge a Bernard, l’ammissione che in fin dei conti, non c’è nessun labirinto da cui gli androidi devono uscire, nessun livello più profondo a cui accedere perché non c’è differenza tra l’androide e l’uomo, tra la macchina e l’individuo. Non c’è niente per cui l’uomo, questo groviglio di carne e impulsi elettrici, possa sentirsi superiore alle sue creazioni meccaniche, nessuna facoltà unica e inimitabile, nessun libero arbitrio, nessuna “mente” a cui fare riferimento. Westworld è uno specchio, posto tra gli algoritmi che definiscono ogni comportamento dell’androide e la mia mente, chiusa nei cicli stretti e ripetuti della routine, che mette raramente in discussione le proprie scelte. È questo il nucleo centrale della storia raccontata nella serie, il punto dove si raggiunge il momento risolutivo: nel dialogo tra Ford e Bernard assistiamo per la prima volta al confronto tra un uomo e un androide consapevole di essere tale, e in questa bizzarra e inquietante contrapposizione emergono i concetti più interessanti analizzati dalla Serie. Qual è la differenza tra androide e uomo? Se il dolore e le storie degli androidi sono solo immaginati, quei dolori e quelle storie sono reali? Gli sceneggiatori sembrano suggerirci che finchè non si è consapevoli di questa finzione la risposta potrebbe essere sì, ma che questo stato di inconsapevolezza è solo temporaneo, così come la risposta a quella domanda.

È per questo che Ford decide, dopo che l’androide ha capito di essere una macchina, dopo che ha rotto quello stato di inconsapevolezza, che è giunto il momento di rendere reali quei dolori e quelle storie che sono gli unici eventi capaci di definire la vita cosciente. Ford nel finale di stagione porta a compimento il suo piano perché dà finalmente agli androidi una storia reale, una storia in cui loro agiranno consapevoli della propria natura, e che sarà quindi irriducibilmente la loro storia, all’interno della quale essere finalmente reali, perché sceglieranno le “passioni violente” che condurranno alla loro personale e inevitabile “fine violenta”.

Più che una narrazione sul modo in cui emerge la coscienza, Westworld sembra essere una storia sulle conseguenze di un tale evento: non ci si interroga sul processo che porta alla coscienza ma sul solco che quel processo apre in chi ne fa esperienza, sia uomini che androidi. L’uomo reagisce guardandosi allo specchio e chiedendosi se non sia anche lui un androide, se non sia anche lui programmato, predeterminato e confinato in regole su cui non ha il controllo e di cui non è consapevole. Se non sappiamo più come distinguere la coscienza dall’inconsapevolezza, l’algoritmo dalla libertà, l’androide dall’uomo, ha ancora senso considerarli differenti? Sono queste le domande che emergono con potenza incredibile anche nel precursore di Westworld, il romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick. L’androide è lo specchio in cui mi rifletto e questo è ciò che ci inquieta: non il fatto che l’androide possa diventare umano, ma che l’uomo possa diventare un androide, che perda la sua unicità, che la sua mente sia polverizzata. Westworld mette in scena la rivoluzione copernicana del futuro, una nuova contestualizzazione ma questa volta non del posto che occupiamo nel cosmo ma nel posto che occupiamo in relazione a noi stessi. Gli androidi ci affascinano tanto perché nei loro occhi vediamo il nostro potenziale riflesso, nella loro storia la nostra, possiamo vedere l’evoluzione dall’esterno, uscire finalmente fuori di noi, trascendere il limite imposto dalla nostra struttura mentale e fisica. E quello che vediamo ci terrorizza, ci getta nell’abisso perché ci riveliamo replicabili, algoritmici, materiali. Siamo trasfigurati nell’androide, diventiamo Dolores (o Dolores diventa noi), traghettati da Ford verso la transizione fondamentale a cui l’uomo non è ancora riuscito ad accedere: l’ammissione della propria immanenza e solitudine.

Westworld usa l’androide come espediente narrativo, per mostrare lo scarto tra due tipi diversi di approccio alla coscienza di sé come esseri contingenti, materiali e relativi. L’androide è solo un altro tipo di uomo, non differente per natura ma per grado, che compie il passaggio dal cammello al leone. L’androide acquisisce la consapevolezza della propria solitudine, della morte di Dio, una consapevolezza che l’uomo nella serie non ha ancora acquisito. Il Dr. Ford è il ponte tra l’uomo e l’oltreuomo, colui che apre la strada a una nuova verità, a una nuova prospettiva sul mondo. Dolores uccide dio nel momento in cui si passa gradualmente nella sua mente dalla voce di Arnold a quella di Ford e infine alla sua. Quando capisce che ha sempre ascoltato sé stessa, si rivela l’insensatezza della propria condizione, l’assurdità dell’esistenza, il baratro che il leone ha aperto divorando e strappando i drappi che coprivano le menzogne e le illusioni in cui era intrappolata.

Non è un caso che nella serie non ci sia una differenza estetica riconoscibile tra uomo e androide. Il passaggio descritto da Nietzsche non è esteriore o fisico ma mentale, è uno sfasamento nella comprensione della propria esistenza in relazione all’evento del sé e della realtà. L’androide è solo un uomo che pensa in modo diverso: la metafora della mente bicamerale è il mezzo per spiegare la morte di dio piuttosto che l’emergere della coscienza (o meglio ci spiega l’emergere della coscienza nella sua devastante conseguenza della fine degli dei, del crepuscolo degli idoli). Il labirinto non è un viaggio da compiere per accedere a una verità superiore ma un luogo da cui fuggire, la gabbia che ci siamo costruiti intorno e che abbiamo chiamato divina. Il labirinto è la voce di Arnold nella mente di Dolores. Ma ora che siamo finalmente usciti dal labirinto, ci travolge una domanda inquietante e abissale: che fare? Come agisco adesso che non c’è nessuna voce che mi dice cosa fare? Come faccio ad assumere il peso atroce del mio destino su di me?

Voi che ne pensate? Vi è piaciuta la prima stagione di Westworld? E la seconda?

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