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La filosofia di True Detective

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“C’è solo una storia: luce contro oscurità.”

Omicidi, stupri, incendi, furti, crimini impensabili per la cui organizzazione vengono messe in campo le forze più potenti della ragione, dell’intelligenza e dell’astuzia. Siamo circondati da eventi del genere: non sono i crimini che ci spaventano ma l’impegno e la dedizione passionale nel commetterli.

Il vero detective deve fare continuamente i conti con questa verità atroce, deve confrontarsi con la più devastante e abietta delle malvagità offerte dalla natura: quella umana. Il vero detective fa un’esperienza del mondo unica nel suo genere: incontra il male e la corruzione più profondi, affronta quel punto in cui la creatività propria del nostro intelletto si unisce in una fusione abominevole e mostruosa con la violenza distruttiva tipica degli animali. E questo incontro lo getta nell’abisso della disperazione, nel delirio della follia, nel momento in cui scopri di essere in balia di forze di una malvagità da cui è impossibile difendersi.

C’è troppo lavoro da fare per estirpare le radici del male, troppo crimine perché il bene possa vincere. Il vero detective guarda nell’abisso dell’omicidio, nella mostruosità della pedofilia e dello stupro ed esso gli rivolge il suo inquietante sguardo di rimando. Il vero abisso è quello che scopro dentro di me, che mi rivela possibile assassino, possibile criminale, parte di quella stessa natura umana capace del male più assoluto.

Per questa ragione Rust Cohle, uno dei due protagonisti della serie capolavoro “True Detective”, è un nichilista: difronte all’abisso non c’è via d’uscita e tutte le illusioni si rivelano per quello che sono, come mere consolazioni per distogliere lo sguardo dal disordine e dal caos che si consumano nel fuoco eterno del male di cui è intriso il mondo. Il nichilismo è la consapevolezza che non c’è rimedio alla malvagità, essa continua a scorrere senza argini nel letto della nostra umanità decadente e disperata. C’è troppo male per credere nella bellezza. L’unica cosa da fare è ammettere la propria nullità e attendere la morte come via di fuga e liberazione, o sperare di avere la propensione o l’attitudine genetica al suicidio. Chi ha visto la vera natura dell’uomo non può rimanere indifferente: non può far altro che essere nichilista oppure nascondersi nella finzione consolatoria come accade nell’altro protagonista Marty.

Ma allora perché Rust Cohle non si lascia andare? Perché persevera nella sua ricerca e nella sua vendetta contro il male?  Rust e Marty sono dei detective e questa scelta che hanno fatto, la scelta di essere dei paladini della possibilità, è fondamentale per l’interpretazione della loro storia, per inquadrare il nichilismo di uno e le finzioni dietro cui si nasconde l’altro per fuggire dall’oscurità che incombe sulle loro vite.

Si impegnano, nonostante ciò che si raccontano, nella guerra contro il male, combattendo in prima linea, sporcandosi le mani di sangue e di fango. E tutto li conduce alla resa dei conti finale, tutti gli eventi li portano alla scena finale della storia, alla battaglia decisiva del mostro contro il detective. In quel momento in cui la storia si allarga al massimo, un momento prima che si strappi, Rust sente di avere finalmente l’accesso alla luce. L’abisso cessa di rivolgergli il suo perenne sguardo penetrante. Il detective è finalmente libero, perché ammette che la ragione che l’ha portato a incarnare lo spirito del vero detective è sempre stata l’odio nei confronti della malvagità, lo sforzo silenzioso e non acclamato per creare bellezza, per rendere la vita degna di essere vissuta.

Nella scena dell’ultimo scontro tra la tenebra del male e del crimine e la luce, non importa quanto grigiastra del detective, tutti gli eventi cospirano al passaggio decisivo di Rust e Marty verso la vita e la bellezza: una nuova possibilità. In quel momento tutte le persone che Rust ama gli sono vicine: Marty, sua figlia e suo padre gli fanno percepire l’apertura cosmica verso la potenza della possibilità. In quel momento Rust ammette ciò che non aveva mai voluto ammettere: che era un detective perché dietro la tenebra dell’abisso aspirava alla creazione, all’interno della follia delirante della nostra realtà impregnata dal male è possibile generare una stella che danza, che rischiari anche solo momentaneamente la radura dell’umanità. Alla fine Rust può guardare il cielo notturno e accendere una stella che ne rischiari l’oscurità. Viviamo in funzione di questo, della possibilità di poter accendere una luce nel momento del bisogno, quando tutte le altre luci si spengono, nonostante la nostra sarà fioca, sarà macchiata dalla tenebra e dal male.

“La bellezza salverà il mondo.”

Come dei veri detective, Marty e Rust si allontanano verso la potenza che la vita gli permette di dispiegare, verso il rutilante splendore dell’apertura alla luce che squarcia la tenebra. L’artista è il vero detective, consapevole che il mondo è sempre più di quanto potràmai riuscire a esprimere ma che nonostante la parzialità, l’insicurezza, gli inciampi e in virtù di essi, può raccontare la storia struggente, tragica e gioiosa del limite e della potenza. Nei miei sbagli, nelle pieghe drammatiche della vita, avrò sempre lo spazio per il valzer cosmico della complessità, per creare un ultimo pensiero incoraggiante. E allora portò andarmene verso l’orizzonte sulla spalla del mio amico con delle parole che riecheggiano nella mente: “la bellezza salverà il mondo”. Senza queste parole non ci sarebbero detective, non ci sarebbero artisti, non ci sarebbero storie.

 

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