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La filosofia di The Leftovers. Il delirio dell’umanità

Questo articolo comincia con un elogio. Sì, perché The Leftovers, serie del 2014, conclusa nel 2017, è una delle serie tv più belle, commoventi e poetiche mai prodotte, è di sicuro nella top 3 delle mie serie preferite insieme a Westworld e HIMYM. Ma The Letfovers non è soltanto una grande serie tv: è un racconto grandioso, che travalica ogni possibilità di categorizzarlo in un genere definito, che come tutte le grandi storie, crea un genere e lo finisce, perché l’unico esempio del suo genere è essa stessa. 

The Leftovers è il tentativo assurdamente coraggioso e folle di mostrare l’uomo.

Così. Sperduto. Solo. Senza fronzoli senza retorica, senza maschere. Solo l’essere umano nelle sfaccettature contraddittorie che lo compongono: è il tentativo di girare intorno al prisma che riflette infinite luci dissonanti e discordi e riuscire ad afferrare qualcosa. Troverete difficilmente una storia così sfacciatamente onesta come The Leftovers. Onestà. Questa è la parola chiave, mostrare l’essere umano nella sua più creativa spettacolarità espressiva e contemporaneamente nella più bassa delle idiozie; mostrare la sua perfezione imprevista e la sua continua caduta (ne ho parlato qui a proposito del libro di Roberto Mercadini)

Siamo superstiziosi e scienziati (per sapere di più sulla superstizione clicca qui). Siamo santi e dannati. Siamo capaci del male più delirante e della bontà più splendente. The Leftovers ci mostra queste luci e queste ombre senza mezzi termini, ci mette davanti alla grandezza e alla bassezza del nostro animo, The Leftovers amplifica le luci riflesse dal prisma in modo da farle risultare ancora più penetranti. E lo fa raccontando la storia della follia per eccellenza. Il compimento massimo dell’assurdo, laddove si rivela la nostra natura, dove la mente è costretta a fare i conti con il mondo, a fronteggiare la realtà e rimettersi in discussione per capire chi è.

Il 2% della popolazione mondiale è svanito nel nulla. 140 milioni di persone, all’improvviso scompaiono. Nessuna regolarità, nessun criterio riconoscibile. Nessuna selezione sulla base di un’evidenza specifica. Il puro caso.

Come reagireste voi difronte all’assurdità irriducibile di un evento del genere? In quale abisso di follia sprofonderebbero la mente e la ragione dinanzi allo spettacolo terrificante dell’incomprensibile?

The Leftovers incarna narrativamente il concetto stesso di assurdo, un evento per cui le nostre strutture mentali non erano preparate e non saranno mai pronte, un avvenimento che rimette tutto in discussione polverizzando ogni certezza e scaraventando giù dai loro pilastri i granitici punti di riferimento della nostra realtà. In mezzo al disastro dell’Improvvisa Dipartita la storia mostra come reagisce l’uomo, come cambia la vita delle persone in risposta alla frattura tra la mente e il mondo.

Sì, perché è una vera e propria frattura, uno scarto che si crea e non può essere ricucito perché durante tutto il corso delle tre stagioni di The Leftovers lo spettatore continua ad attendere una spiegazione logica della Sudden Departure, venendo sempre deluso. Non c’è spiegazione razionale possibile, tutto rimane nell’ombra e nel mistero e questo dimostra un coraggio e un’ambizione narrativa eccezionali. Proprio a partire dall’assurdo si mette in moto la storia: i protagonisti della serie, Nora e Kevin, si slanciano in torsioni di umanità commovente, cercando di reagire per non cadere nella follia. La superstizione si insinua in ogni spazio possibile, in tutte quegli spazi lasciati aperti dall’insufficienza della scienza e della razionalità.

Ogni individuo reagisce in modo diverso, chi pregando, chi accusando il mondo e dio, chi rifiutandosi di parlare, imponendo a tutti l’evidenza dell’assurdità, perché nessuno dimentichi o finga che non sia successo niente, come fanno I “Colpevoli Sopravvissuti”.

Ma in mezzo al turbine degli eventi, alla fine, c’è solo un modo per salvarsi, solo un modo per far riacquistare senso al mondo: l’amore. Ciò che salva Kevin e Nora dalla disperazione e dalla pazzia è la relazione, la possibilità di entrare in contatto e dialogare. L’amore è la torsione creativa che la vita usa per dare senso a sé stessa. In questo senso The Leftovers è una galleria di umanità, un’intera volta affrescata per sfoggiare la grandiosa varietà e creatività dell’essere umano, la sua possibilità espressiva.

Per questo lo spettatore è sempre portato all’empatia verso i comportamenti dei personaggi, anche quelli più assurdi, violenti e superstiziosi: essi rivelano la nostra fragilità, la nostra totale insufficienza al cospetto delle forze cosmiche di un universo vasto e oscuro. Ma al tempo stesso, proprio in quelle contraddizioni così dilanianti, si rivela la più grande e gioiosa forza dell’uomo, la sua possibilità di reagire al mondo, di creare e proiettare un senso che di per sé non esiste, la meraviglia dell’immaginazione e la profondità delle emozioni che ognuno di noi prova come quando nell’ultima scena della serie, in uno dei finali più poetici e commoventi di sempre, uno stanco e vecchio Kevin ritorna da Nora, dopo che lei era partita anni e anni prima alla ricerca degli scomparsi.

In quel ritorno c’è tutto il significato della storia: le lacrime dei due protagonisti su cui cala il sipario sono impregnate della consapevolezza dell’artista, colui che sa di aver creato qualcosa al di là di ciò che già esisteva, di aver dato un senso nuovo alla realtà. È questo che fa l’uomo. The Leftovers ci rende fieri di essere umani.

 

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Qui sotto trovate i libri, i film o le serie tv a cui ho fatto riferimento per scrivere l’articolo, o da cui ho tratto le citazioni dei vari filosofi, quindi consideratela come una specie di Biblio/filmografia.

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