Film

La filosofia di Mr. Nobody

Mr. Nobody è la narrazione del caos per eccellenza. Il film fin dall’inizio riesce a costruire il concetto di caos e disordine a livelli diversi: il disordine degli avvenimenti reali, l’intuizione della discontinuità e della rottura continua nella vita dell’uomo. E questo concetto è rispecchiato nella struttura narrativa che si disarticola e si aggroviglia su se stessa, creando uno “strano anello” una sorta di gerarchia aggrovigliata che mette in discussione l’idea stessa di gerarchia, di ordinamento per importanza di una serie di eventi, che sono invece restituiti nella loro pari dignità.

Ciò che emerge con una potenza unica in Mr. Nobody è proprio questa tensione verso il particolare, verso l’infimo, il trascurabile; la storia prende su di sé l’eredità filosofica e scientifica più fondamentale del novecento, ovvero il concetto di complessità. Non è un caso che sia pieno zeppo di riferimenti alla teoria del caos, che emerga una consapevolezza profonda dell’inestricabilità dei fili che compongono la trama del cosmo. Non appena tocco una carta tutto il castello cade.

Il film mostra che ogni evento, ogni svolta epocale, storica, individuale, cosmica è il risultato di una somma infinita di frammenti infinitesimali, di accadimenti impersonali, nella cui ricostruzione è impossibile giungere a una forza determinante che gli abbia dato origine: ogni evento stava già, da sempre, cominciando, come il risultato visibile di un insieme di fenomeni invisibili, sottostanti che determinano la forma finale dell’epifenomeno, l’emergenza della struttura della realtà. Se nello studio della mente pretendessimo di voler capire qualcosa studiando il modo di caricare e scaricare impulsi dei neuroni, non andremmo lontano, non vedremmo mai un pensiero prendere forma, così come se guardassimo un’immagine pixel per pixel ci sarebbe impossibile capire cosa quell’immagine rappresenta, o se volessimo leggere un libro a livello dell’analisi di ogni lettera non riusciremmo a seguire lo svolgimento della storia.

Solo quando mi allontano, quando salgo al livello superiore di analisi riesco a riconoscere una logica, una struttura e posso vedere un pensiero, una foto o una frase. Mr. Nobody compie questo lavoro di ricontestualizzazione, ci rimette in prospettiva, facendoci vedere il panorama da un punto più alto, inevitabilmente più complesso, più intricato, più interconnesso. La storia ci porta sempre più in altezza perché solo da là si riesce a vedere in profondità.

E ciò che emerge è sconvolgente. Nemo vede lo svolgersi della sua vita, o meglio delle sue vite possibili, nelle loro articolazioni più impreviste, più inaspettate e sorprendenti. La cifra caratteristica di tutto il film è esattamente l’imprevisto: qualcosa che accade e dinanzi al quale Nemo è chiamato ad agire, a scegliere. In questo senso Mr. Nobody e Il signore degli Anelli condividono lo stesso spirito: l’anello arriva a Frodo senza che lui l’abbia chiesto, così come Nemo si innamora di Anna, la perde e la ritrova senza averlo deciso. A un certo punto il mondo eccede quello che noi diciamo di esso, straripa dal corso che noi disperatamente cerchiamo di imporgli con la nostra logica, il nostro linguaggio, le nostre aspettative. E, come dice Gandalf a Frodo, “possiamo solo decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso, e questo è un pensiero incoraggiante”.

E questo messaggio che è dirompente anche nel film, si impone alla fine come la chiave di volta della narrazione: il vecchio Nobody alla domanda del giornalista su quale sia la vita vera, quella giusta, risponde che ogni strada è quella giusta, “ogni scelta ha il suo profondo significato”. Alla fine della propria vita Nemo vuole poter dire di aver agito come diceva Nietzsche, come se quell’azione dovesse ritornare infinite altre volte. Solo ammettendo il peso incalcolabile di questo pensiero abissale dell’eterno ritorno che fa appello all’infinità, si può agire davvero senza soffrire, si può vivere felicemente.

Per questo, quando il tempo comincia a scorrere a ritroso Nemo ride. Semplicemente, ride! Ora sa quello che deve fare, avendo visto tutte le possibili strade, tutte le possibili scelte sofferte e sofferenti comprende che l’unica strada da prendere, è quella che conduce da Anna, quella che non aveva previsto, né a destra né a sinistra, né verso il padre né verso la madre che mettono il bambino difronte a una scelta impossibile. Nemo si carica del peso abissale della scelta andando paradossalmente verso la strada più sicura nonostante sia quella che non ha ancora percorso (o forse proprio per questo).

In questo modo inizia a dare alle sue azioni “lo stesso profondo significato” tipico di una vita davvero degna di essere vissuta. Il caos iniziale si risolve alla fine nella chiusura ad anello della storia. Così, dopo che Nemo ha visto tutte le possibili infinite deviazioni che la sua vita può prendere, non è ancora capace di scegliere, perché è ancora senza punti di riferimento. Tutto avrebbe potuto essere diverso, come dice il grande Stephen J. Gould nel leggendario “La vita meravigliosa” a proposito della storia dell’evoluzione:

“Noi siamo stati migliaia e migliaia di volte così vicini (metti il pollice a un millimetro circa di distanza dall’indice) a essere cancellati in conseguenza dell’avviarsi della storia lungo una direzione non meno ragionevole di quella che ha scelto. Se ripetiamo un milione di volte il film della vita a cominciare da Burgess, dubito che tornerà mai a svilupparsi qualcosa di simile all’Homo Sapiens. È davvero una vita meravigliosa.”

È davvero una vita meravigliosa.

 

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