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La filosofia di Love, Death and Robots.

Love Death and Robots è un capolavoro. Non tanto per l’animazione che è comunque un florilegio di stili abbacinante, visivamente di grande impatto, quanto per l’intento narrativo che c’è dietro. La nuova serie tv di Netflix, che è senza dubbio uno dei migliori prodotti di sempre della piattaforma, è un caleidoscopio di storie che attingono a un bacino culturale sorprendentemente vasto. Quello che mi ha davvero stupito, oltre al già citato aspetto visivo, è la ricchezza delle fonti che emergono molto chiaramente per ogni episodio. Fonti letterarie, cinematografiche, poetiche, videoludiche.

Questo è il punto di forza di Love Death and Robots: la serie è un condensato di immaginario, si propone l’obiettivo di tracciare un paesaggio dello stato dell’arte. Ma non, come ho sentito spesso dire a riguardo della serie, uno stato dell’arte dell’animazione, delle tecniche e delle tecnologie. O meglio, non solo. Quello che davvero mi ha stupito è che Love Death and Robots riesce a creare un compendio della fantascienza, uno stato dell’arte della narrazione fantascientifica. È un caleidoscopio di storie, una compressione di contenuti, un’antologia di racconti. Proprio come un manuale. Ma più che assomigliare a un manuale scolastico assomiglia a un manuale di Borges. Un manuale letterario sulla letteratura, un manuale artistico sull’arte, che ha un valore artistico e prettamente originale e non didattico.

Se volete sapere cosa sia la fantascienza, guardare questa serie è un imperativo categorico. Mi potrete obiettare che non è possibile farsi un’idea di un genere come la fantascienza, vedendo una serie tv con 18 episodi da 10 minuti. Ma la forza di Love Death and Robots sta proprio nella sua compressione, nella sintesi, nella brevitas dei latini tipica della poesia degli Epigrammi. L’obiettivo non è fare un film o una dissertazione sulla fantascienza, ma immergerci nelle sue atmosfere, farci percepire le sue sfumature. In questo senso anche l’uso dei cliché tipici delle narrazioni fantascientifiche è distaccato e consapevole e, mi verrebbe da dire, molto autoironico.

Come ho già detto nell’articolo sul significato dell’originalità, che trovate qui, l’originalità è una colossale variazione sul tema, una rivisitazione di un materiale già dato, “everything is a remix”. In questo senso Love Death and Robots, è un’apoteosi di originalità, visto che mette in scena una commistione di generi, tecniche di realizzazione, fonti letterarie, cinematografiche, culturali di ogni tipo. Analizziamole!

  • Poesie degli epigrammi. Il primo riferimento che voglio proporvi riguarda la struttura della serie. Episodi brevi, con una struttura simile, caratterizzati dalla brevitas, e da un colpo di scena finale, il fulmen in clausula dei latini, l’aposdroketon dei greci che sorprende e spiazza lo spettatore. In questo senso Love Death and Robots è una raccolta di EPIGRAMMI della cultura moderna. C’è Marziale dietro la serie, perché proprio come nell’opera di Marziale gli “Epigrammata”, c’è una grande varietà di filoni tematici: da quello comico realistico, a quello erotico (felicemente presente anche nella serie di Netflix), a quello metaletterario.

 

  • Borges. C’è lui ad esempio dietro uno degli episodi meglio riusciti della serie, “La testimone”. Il tema del doppio, del circolo, la struttura ad anello delle storie, lo scambio di personalità, il tema dello specchio e del labirinto, sono tutti espedienti letterari tipici della letteratura borgesiana. Ogni storia è una sorta di labirinto metaforico: ci perdiamo nelle vie delle metropoli avveniristiche del futuro, nei boschi, nello spazio profondo e ignoto, tra caverne affollate da demoni e ne usciamo solo attraverso paradossi, sogni, visioni allucinate.

 

  • Philip K. Dick. L’autore di fantascienza più giustamente acclamato di sempre troneggia in quasi tutti gli episodi per ispirazioni e suggestioni, dalle atmosfere cyberpunk al tema della coscienza traslabile, alla cupezza dei mondi distopici che compaiono più volte nella serie.

 

  • Douglas Adams. L’autore della Guida Galattica per autostoppisti, qui trovate un articolo sulla filosofia dell’opera, è un punto di riferimento per tutte quelle puntate satiriche e parodistiche. La puntata “Tre Robot” oppure “Era Glaciale”, o ancora “Il dominio dello Yogurt”, “La discarica” o “Alternative storiche”. In tutti questi episodi prevale uno spirito molto autoironico, al limite del grottesco e della parodia verso il genere umano, che è visto nella sua dimensione ridicola, sempre pronto ad essere rimpiazzato da altre specie, e le cui azioni viste in prospettiva da altre creature appaiono spesso prive di senso ed estremamente stupide, in perfetto stile Douglas Adams.

 

  • Cartesio. Sì, c’è anche lui. L’ispirazione è chiara: in quasi tutte le puntate emerge una prospettiva dualistica e cartesiana, il corpo e la coscienza sono separabili. È possibile che la mente sopravviva al cervello. Materia e memoria sono funzioni scorrelate o al massimo scorrelabili. Cito tre episodi su tutti “Il vantaggio di Sonnie”, “Oltre Aquila” e “Punto cieco”. Res extensa e res cogitans sono sostanze diverse per natura ecco perché possiamo traferire la coscienza fuori dal corpo, senza che l’identità individuale subisca danni, come avviene nell’episodio San Junipero in Black Mirror. L’anima e l’identità non sono altro che Ghost in the Shell, fantasmi dentro macchine, attori che recitano sul palcoscenico del teatro.

 

  • Romanzo Gotico. Tanti i riferimenti e le atmosfere da romanzo gotico, con elementi horror evidenti. Cito la puntata “Il succhia anime” esplicitamente ispirata a Dracula, oppure “Mutaforma” e “La guerra segreta”.

 

  • Transumanesimo. Chiudiamo in bellezza la nostra carrellata. Questo è il sostrato più pervasivo della serie. È sottinteso in ogni storia il fatto che la tecnologia sia intimamente legata alla biologia. L’esempio più lampante è “Buona Caccia” uno degli episodi migliori. In questo episodio, sembra che la magia che caratterizzava il mondo pre-industriale sia svanita con la tecnologia. Ma con un colpo di scena finale, viene rimesso tutto in discussione: la magia riemerge proprio nella tecnologia, si adatta alla meccanica, vive solo in simbiosi con essa.

Per tutte queste ragioni, Love Death and Robots è una gioia per gli occhi come per la mente. Un piccolo capolavoro consigliato per tutti coloro che vogliono capire quante cose meravigliose si possano fare con la fantascienza.

Grazie Netflix!

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