Film

La filosofia di Interstellar: la scienza esistenzialista.

“Noi sentiamo che, persino nell’ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati” (Ludwig Wittgenstein)

Interstellar, che molto soggettivamente e personalmente considero un capolavoro, è il trionfo assoluto dell’assoluto, è la storia in cui la potenza dell’individuo e l’importanza che esige gli venga tributata raggiungono vette di drammaticità spettacolari. Il film di Christopher Nolan riesce a usare la fantascienza come sfondo, sfruttandone gli espedienti classici, come il viaggio interstellare, la spettacolarità delle immagini e la ricerca della salvezza dell’umanità, per raccontare una storia di persone, di individui, di singoli. La fantascienza è il modo perfetto per far risaltare, all’interno del discorso sulla sopravvivenza della specie, sullo sfondo della ricerca di un modo per salvare l’intera umanità, la storia più individuale possibile: ancora una volta per esprimere la tensione dell’uomo verso la sua unicità, irriducibile alla massa, viene usato l’amore. La storia narrata in Interstellar acquista significato e tensione drammatica grazie al contrasto del pubblico con il privato (come avviene in Spiderman), del bene superiore che corrisponde alla salvezza della specie con il bene individuale (come avviene in Harry Potter) che esige che il padre, interpretato da un monumentale Mattew Mcconaughey, si ricongiunga alla figlia.

Più che essere un viaggio alla scoperta del cosmo, Interstellar ci insegna che ogni impresa epica dell’uomo è prima di tutto un percorso per comprendere sé stessi, che la ricerca interstellare è solo una proiezione nello spazio cosmico della ricerca del nostro IO più riposto.

L’obiettivo della narrazione di Interstellar è dimostrare che anche nei recessi cosmici più abissali, anche quando siamo sperduti nell’oscurità assurda e incomprensibile dell’universo che ci sovrasta continuamente, ciò che ci spinge ad agire è comunque la spinta dell’amore, della relazione, la propulsione della ricerca del nostro bene individuale. Ciò che ci permette di dare senso alla nostra condizione è l’aspirazione ad essere felici, a “riempire il vuoto esistenziale”. Come dice Kierkegaard “in ogni problema esistenziale, l’essenziale è ciò che esso significa per me”. Così il viaggio cosmico alla ricerca di una nuova casa per il genere umano deve fare i conti inevitabilmente con l’esigenza della soggettività dell’equipaggio mandato a confrontarsi con degli eventi che mettono in discussione il concetto stesso di individuo, di felicità e di bene. Quando la nostra fragile e limitata umanità si confronta con l’infinitamente grande nello spazio e nel tempo, la coscienza si sgretola sotto il peso della pazzia, perché perde le coordinate che l’avevano definita: quando l’equipaggio scende sul pianeta delle onde entrano in gioco delle forze che mettono in subbuglio la struttura stessa dell’identità dei protagonisti, delle forze troppo grandi per essere anche solo comprese.

Quando il tempo inizia a scorrere in modo diverso a causa della gravità del buco nero Gargantua, dentro l’animo dei protagonisti si aprono delle fratture che è impossibile rimarginare, il tessuto della narrazione si tende al massimo e si strappa e la grandezza del film sta nel farci percepire la tragicità di questa apertura nella trama degli eventi. In una delle scene forse più commoventi e drammatiche della storia del cinema, Cooper (Mattew Mcconaughey) ritorna nella nave spaziale e scopre che sono passati decenni. In quel preciso istante in cui Cooper piange disperato davanti ai video che scorrono e raccontano la vita dei figli, riusciamo a essere Cooper, in uno slancio di potenza empatica più unico che raro, riusciamo a provare l’alienazione dell’individuo che si vede perduto nel mare cosmico di una vastità per cui non saremo mai pronti. Le leggi della fisica non ci sono mai sembrate così intime, la Relatività di Einstein diventa di colpo un tassello fondamentale della mia identità, la loro portata non ci ha mai penetrato così profondamente come nel momento in cui comprendiamo che il tempo è irrecuperabile, che Cooper non vedrà mai crescere i suoi figli, che non abbiamo il benchè minimo controllo sulle forze che comprimono e schiacciano la nostra identità rendendoci simili alla materia inerme di cui è fatto l’universo, gettata nel flusso inconsapevole del cosmo.

Interstellar ci dimostra che ogni conquista della scienza e del pensiero acquista importanza nel momento in cui entra in contatto con me come persona, che la scienza e il pensiero sono fondamentali solo se mi fanno percepire quanto abbiano a che fare con la mia vita, la mia esistenza e i miei problemi. Se non riferissimo le conquiste dell’intelletto alla nostra soggettività esse sarebbero insensate, sterili o molto probabilmente non esiterebbero affatto delle cose come “le conquiste intellettuali” senza il motore dell’individualità del singolo, spinto alla ricerca e alla creazione prima di tutto per esaudire una richiesta che sente essere pressante dentro di sé.

Interstellar è lo scontro titanico tra individuo e specie. È l’esplosione che divampa nell’animo dell’individuo che non tollera di sacrificarsi per la massa, che vuole solo vivere una vita felice, che preferisce vivere nella banalità quotidiana dell’amore tra un padre e una figlia che affrontare l’epico e l’apocalittico. Non siamo fatti per reggere sulle spalle il destino dell’umanità, perché riusciamo a malapena a sostenere il nostro, fallendo continuamente e cercando quegli sprazzi di felicità in cui ci sorprendiamo di non inciampare. Alla fine l’umanità continua ad esistere ma sembra solo un effetto collaterale, una conseguenza fortuita dell’unione che Cooper e la figlia cercano di ricomporre. E’ un caso che due individui che cercano di realizzare l’unico atto che sembra dare sostanza alla trama del cosmo, incontrino sulla loro strada anche la salvezza dell’umanità. E la scena finale, in questo senso, è emblematica. Dopo aver ritrovato sua figlia, Cooper riparte. Sa che l’unico modo sensato di continuare ad esistere è andare alla ricerca delle persone che gli stanno a cuore, per questo rimette la tuta spaziale e intraprende di nuovo il viaggio interstellare alla scoperta del vero cosmo assurdo e abissale: sé stesso.

 

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