Serie-Tv

La filosofia di Breaking Bad. La verità dell’antieroe

Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di la del bene e del male     

– Friedrich Nietzsche –

Ci sono storie che esistono indipendentemente dai personaggi, in cui questi ultimi sono poco più che comparse, interscambiabili e sostituibili. Ci sono storie in cui la tensione drammatica non è data dall’interpretazione commovente dell’attore, o dalla definizione dell’identità del protagonista o dall’evoluzione della sua personalità. Dunkirk di Christopher Nolan è un esempio lampante di come i personaggi di una storia possano essere subordinati alla narrazione. I personaggi di Dunkirk infatti, non hanno nessuna caratterizzazione e di alcuni non conosciamo nemmeno il nome: servono solo a incarnare una storia che preesiste. In questi casi la Trama arriva a oscurare i personaggi. 

Poi ci sono storie che esistono solo come conseguenza di un personaggio. Ci sono storie che si sviluppano e prendono sostanza sullo sfondo mentre il primo piano del dipinto è prepotentemente occupato dal protagonista, che divora la scena e riesce addirittura a uscire dal quadro per cambiarne il disegno. In questo caso il protagonista dà forma alla storia: essa diventa un effetto collaterale delle sue azioni.

 

Breaking Bad è una storia di personaggi, che tende ad essere una storia di persone. Nel senso che essi sono talmente approfondita, talmente frastagliati e sfaccettati da arrivare a sembrare umani. Walter White è un uomo. E il successo, prima di tutto intellettuale, della serie è aver creato un’icona, un simbolo, un archetipo della caduta dell’essere umano. Breaking Bad è la parabola di Walter White, e la storia esiste solo come prodotto delle sue azioni. La trama è funzionale al personaggio e non il contrario. Ma perché siamo così affascinati da questo personaggio? 

Walter White non è un eroe, non è un simbolo morale, non è un riferimento etico. Non ci dice come comportarci. Semplicemente è. Questa è l’intuizione che ci disorienta e ci fa rimanere incollati allo schermo per seguire lo svolgimento della serie. A un certo punto ti accorgi che Vince Gilligan, lo sceneggiatore della serie, sta creando una storia che non può essere ridotta a una sintesi. Il personaggio di Walter White è così vasto, complesso e ampio, da non poter essere spiegato: è proprio della struttura stessa di Breaking Bad di non poter essere descritta o spiegata, perché Breaking Bad è un esperienza da provare e vivere. È la stessa differenza che passa tra analizzare scientificamente un’emozione in modo impersonale e oggettivo e sentirla soggettivamente.

Walter White è un personaggio vero. E solo essendo vero riesce ad essere reale. Al capolavoro non è richiesto di fare una copia della realtà, ma di darle forma, di creare le condizioni logiche, emotive e intellettuali perché possiamo avere qualcosa come la realtà. E questo sfondo su cui il reale acquista senso è la verità, l’espressione di una potenza difronte alla quale non posso rimanere indifferente, che mi spacca e mi spinge a ricompormi. Walter White non è ne buono ne cattivo, è semplicemente vero. È per questo che ci attrae. Lui è uno specchio inquietante dentro cui si rispecchia l’umanità, la consapevolezza che siamo sempre in tensione tra poli opposti e che possiamo romperci in ogni istante.

Noi non riusciremo mai a giudicare le azioni di Heisenberg dandogli un connotato moralistico, non avremo mai il coraggio di condannarlo così come di assolverlo. Staremo semplicemente a guardare, rapiti dalla follia del male dentro cui siamo sempre sul punto di precipitare tutti quanti. Ma continueremo a guardare perché sapremo che troveremo solo poche altre volte nella vita delle verità così oneste e sofferenti. “L’ho fatto per me”. Quando vengono pronunciate quelle parole ci rendiamo conto che tutta la serie stava precipitando fin dall’inizio verso quella singolarità, quell’incontro decisivo tra Walter e Skyler che suona come un’anticipazione della fine.

La morte di Heisenberg è l’ultimo tassello del puzzle, la chiusura dell’anello che si era aperto fino al massimo. Una volta che Heisenberg ha finalmente ammesso chi è, egli ha compiuto il suo destino. Giace inerme, ferito, morto. Ma la sua caduta finale e definitiva è vera. E quella verità muove delle corde così riposte del nostro animo che possiamo solo rimanere fermi, immobili e in silenzio mentre cala il sipario sulla scena, mentre il tragico si mischia al sublime, quel sentimento che sgorga dal nostro animo non appena comprendiamo l’assoluta e commovente dissoluzione di un essere umano, la presa di coscienza della sua natura.

Per questo Breaking Bad è un’esperienza: come tutti i capolavori non può essere raccontata ma solo vissuta, non può essere ridotta a una sintesi perché il suo valore sta nella sua complessità, la sua verità si trova nello svolgimento della storia, nel ritmo della narrazione che incede e inciampa, nella durata della caduta, nel dramma di vedere un essere umano sgretolarsi sotto il peso insostenibile della sua individualità.

“L’ho fatto per me. Mi piaceva farlo ed ero molto bravo, e mi sono sentito… mi sono sentito vivo”. 

Ecco la resa del soggetto a se stesso, il momento in cui io divento chiaro per me stesso, il punto in cui scopro chi sono diventato. Quell’istante in cui mi si rivela il mio destino, in cui “divento ciò che sono” come afferma Nietzsche, in cui aderisco alla manifestazioni di me, in cui la mia parte più autentica coincide con le maschere che propongo. Io sono ciò che amo. E questo è al di là del bene e del male.

MA questo non significa che non possa essere giudicato per le mie azioni o che sono giustificato a fare tutto. Significa solo che se non posso scegliere cosa amare, allora non ha senso giudicarmi in modo morale. Se un giudizio deve esserci di certo non può essere di carattere etico. Illegale e immorale sono due cose diverse (ma questo potrebbe essere il tema per un intero libro). Se è facile ammettere che le azioni di Hesenberg siano illegali, non è così facile ammettere che siano immorali.

Noi siamo Walter White. Noi siamo Heisenberg. E questo ci terrorizza. Ma ci impone di fare i conti con noi stessi, di ammettere che “lo facciamo per noi”. Questa verità ci fa cadere nel laboratorio della nostra esistenza mentre accarezziamo per l’ultima, timida e insicura volta la nostra vera identità, la nostra unicità a volte atroce e tragica.

 

LEGGI QUI!

Qui sotto trovate i libri, i film o le serie tv a cui ho fatto riferimento per scrivere l’articolo, o da cui ho tratto le citazioni dei vari filosofi, quindi consideratela come una specie di Biblio/filmografia.

Faccio parte del programma di Affiliazione Amazon. Se ti piacciono i miei articoli e il mio lavoro di divulgazione puoi sostenere il mio progetto acquistando dai link qui sotto.

 

Rispondi