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La filosofia della Guida Galattica per gli Autostoppisti.

La risposta è 42!

La Terra verrà distrutta per fare spazio a un’autostrada intergalattica. Gli esseri umani sono le cavie da laboratorio dei topi e non il contrario. Un capodoglio si ritrova a precipitare giù non si sa da dove verso non si sa quale luogo. Un astronave con un motore a improbabilità infinita si trova esattamente nel punto dello spazio cosmico dove due compagni di viaggio sono stati abbandonati da alieni burocrati insensibili e stanno morendo di asfissia.

Sono alcuni degli eventi più comici e allo stesso tempo più spiazzanti del libro, che ci costringono a ridere di una risata strana, come se fosse carica di un’ombra che si allunga sul puro e semplice divertimento e ci trasmette un senso di inquietudine e come di mesta consapevolezza, come se ci rendesse di colpo consapevoli del posto trascurabile che l’uomo occupa nel vasto universo, come accade nel Signore degli Anelli con gli Hobbit (clicca qui per leggere l’articolo).

La Guida Galattica per gli Autostoppisti è il libro più divertente che abbia mai letto. E non è un caso che sia anche uno dei miei libri preferiti. Ciò che fa Douglas Adams, l’autore del libro, è l’atto della coscienza per eccellenza: l’ironia. Essere intelligenti dopotutto, significa apersi allontanare da se stessi, significa saper prendere le distanze dalle proprie idee per giudicarle criticamente, come se fossi il primo estraneo ai miei occhi. Essere intelligenti significa dopotutto, saper ridere di se stessi, farsi beffe delle proprie idee, prendere in giro la propria coscienza. La caratteristica decisiva del genio è l’autoironia.

Il vero movimento della coscienza è l’allontanamento dal quadro. Solo quando ci tiriamo indietro iniziamo a distinguere le forme, a vedere che le pennellate apparentemente stese a caso fanno emergere una figura sensata. Douglas Adams è l’apoteosi della coscienza. La realizzazione più alta dell’intelligenza, il luogo in cui la capacità dell’uomo di fare ironia su se stesso raggiunge il massimo livello di perfezione.

La Guida Galattica ci rimette in prospettiva, ci fa mostra le giuste proporzioni in base alle quali inquadrare gli eventi della realtà. In questo senso è uno degli attacchi più ben riusciti nella storia della letteratura e del pensiero, per lo meno di quelli che conosco io, alla superstizione, allo spirito irrazionale di chi vede connessioni tra fenomeni in realtà indipendenti.

Si potrebbe pensare che la superstizione sia quel comportamento che ci spinge a dare risposte assurde o insensate a domande ragionevoli. Ma la vera natura della superstizione non sta tanto nel dare risposte sbagliate quanto nel porre domande per cui qualunque risposta sarebbe sbagliata.

Come sostiene David J. Hand nel meraviglioso libro The Improbability Principle (tradotto in Italia con il titolo “Il caso non esiste”): “siamo a caccia di sequenze”, nel senso che la nostra mente è strutturata per fare continue ipotesi, per risolvere i problemi che di volta in volta la natura gli pone, per correlare eventi distanti nello spazio e nel tempo.

Per fare ciò essa proietta sé stessa sul mondo: vivere è un continuo farsi aspettative sul futuro, una previsione costante su come si comporterà l’ambiente che mi circonda. E la scienza è il metodo migliore che abbiamo elaborato per assecondare questa innata attività della mente sempre alla ricerca di connessioni nella realtà. Quando facciamo scienza, detto in modo molto riduttivo e semplicistico, cerchiamo di capire quali “sequenze” hanno un riscontro reale e quali sono solo delle immagini con cui la nostra mente si è illusa di star conoscendo il mondo là fuori.

La superstizione vede connessioni causali là dove non ce ne sono. Interpreta arbitrariamente un fenomeno come il risultato di forze che la scienza non può analizzare ma che nello stesso tempo si affermano essere pregnanti, esplicative e quindi in qualche modo, scientifiche! Il concetto di miracolo ne è un esempio lampante: esso è il tentativo di spiegare un evento naturale, che quindi ricade sotto il dominio della ricerca scientifica, ricorrendo a forze causali esterne al mondo.

Perciò non è che sia superstiziosa la risposta che ci dice che il fulmine è stato una punizione divina, ma è la domanda stessa che si chiede il perché del fulmine, presupponendo che sia una punizione ad personam, ad essere mal posta. Rispondere SI alla domanda su Dio è insensato tanto quanto rispondere NO. 

È la domanda a non ammettere risposte.

Le coincidenze semplicemente accadono, senza che nessuno le abbia decise! Questo è il messaggio più potente dell’opera di Adams. Infatti come ci ricorda Hand “con un numero sufficiente di possibili occasioni, non dobbiamo stupirci di osservare delle coincidenze”. Quello che ci insegnano Hand e Douglas Adams nella Guida Galattica per Autostoppisti, è imparare a porre le domande giuste. Ci insegnano a prendere le distanze dal mondo, ad allontanarci dal quadro per vederne la figura d’insieme, ci rimettono in prospettiva mostrandoci che ciò che succede non è la volontà di qualche forza superiore solo perché a noi sembra strano che sia accaduto: quella stranezza è un problema che ci poniamo solo noi, quando confondiamo un’aspettativa con la realtà.

Non c’è un ordine inscritto nelle cose per cui possiamo definire l’eccezione in relazione ad esso, ma solo un ordine umano e dobbiamo essere abbastanza umili da ammettere che molto spesso quella aspettativa di ordine fallisce, rivelandosi errata.

La superstizione è la presunzione di non voler abbandonare l’ordine che credevamo fosse quello definitivo.

Dobbiamo essere pronti a vedere la Terra distrutta per fare spazio a un’autostrada intergalattica come accade nelle prime pagine de “La guida Galattica per Autostoppisti”, a riconoscere che erano i topi ad usarci come cavie da laboratorio e non viceversa. Dobbiamo sapere che la risposta alla domanda sulla Vita, l’Universo e Tutto quanto sarà sempre e inevitabilmente 42. Una risposta priva di senso a una domanda priva di senso. Poiché non c’è un senso inscritto nella natura che non dobbiamo fare altro che decodificare. Ci sono solo i sensi possibili che possiamo creare saltando da una prospettiva all’altra, da una visione parziale a una visione parziale nel dialogo continuo degli scorci sul mondo che la letteratura, la filosofia e la scienza ci offrono.

 

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