Attualità

LA FILOSOFIA DEL POP

Perché mai vuoi studiare Filosofia all’università?!

È la domanda in assoluto più frequente quando mi chiedono cosa voglia fare dopo il liceo. Ovviamente la risposta più semplice sarebbe: perché amo il McDonald’s! Quella più difficile da comprendere, prima di tutto per me, è: perché mi piace la filosofia. Molto banalmente. Quando pensiamo alla filosofia forse pensiamo al vecchio professore del liceo che ci asfissiava con il noumeno di Kant e ci tediava con il famigerato spirito di Hegel, fatto sta che l’immagine che ci suscita è quella di “polverosità”. Infatti il punto su cui insistono i detrattori della filosofia è la sua inutilità pratica, il suo scollamento dalla realtà: si accusa il filosofo di vivere in un modo tutto suo. Ma questa è un’immagine abbastanza ingenua della filosofia, forse alimentata dal comportamento di certi intellettuali sinistroidi radical chic che usano la filosofia per atteggiarsi più che per esprimere un pensiero complesso e originale.

Ma essa è solo uno dei tanti linguaggi in cui l’uomo cerca di creare una grande storia per sé stesso, non diversamente da un cantante che usa la sua voce per sfondare nel mondo della musica, da un ingegnere che spera di progettare un grattacielo a New York, o da un imprenditore che fonda un’azienda. La filosofia è utile per chi la ama, perché per tutta una serie di fattori contingenti e casuali, uno si ritrova a parlare un certo linguaggio specifico per creare la sua identità. Ed è un caso che questo linguaggio sia per me la filosofia, per Elton John la musica e per Einstein la fisica. Ciò che facciamo, lo facciamo prima di tutto per noi stessi, per essere individui diversi da ogni altro. (Ho parlato dell’individualismo nell’articolo LA FILOSOFIA DI SPIDER-MAN. Il limite del potere )

Come diceva Wittgenstein: “La filosofia è in primo luogo un lavoro su sé stessi, sul proprio modo di vedere la realtà”. Quando Spinoza o Hegel elaboravano il loro pensiero non lo facevano inutilmente, nel senso che in quel momento stavano rispondendo a una necessità irriducibile che la loro vita gli aveva imposto: stavano rispondendo alle domande e cercando di risolvere i problemi che la vita mette difronte a ognuno di noi, quei problemi con cui noi ci confrontiamo tutti i giorni. Io considero infatti il pensiero dei filosofi come un sistema di consigli, degli strumenti per vivere la realtà non diversamente da una cassetta per gli attrezzi per aggiustare una macchina. La filosofia è un modo come un altro di mettere ordine all’esistenza. Perciò essa si sporca continuamente le mani nella realtà, altro che mondo delle nuvole! E deve continuare a farlo! Non abbiamo bisogno di intellettuali che usino paroloni incomprensibili o ripropongano le solite formulette contro ogni interlocutore o di radical chic intellettualoidi, ma di filosofi che usino il pensiero per dire qualcosa di autentico e di vero che ci scuota nel profondo: solo in questo modo la filosofia può diventare qualcosa di utile anche per chi ne fa esperienza. Per tutte queste ragioni uso la cultura pop per parlare di filosofia.

Per arrivare alle persone c’è bisogno di parlare anche alle loro emozioni, e i prodotti della cultura POP (film, serie-TV, libri, video ecc.), che plasmano continuamente il nostro immaginario e definiscono la nostra sensibilità sono un modo perfetto per riuscirci. Allo stesso tempo le narrazioni create da registi, scrittori e sceneggiatori sono piene di quelle stesse intuizioni che hanno animato le parole dei filosofi. Perciò parlare della filosofia della cultura POP mi è sembrata un modo perfetto per mantenere viva la filosofia al di là della rigidità manualistica che la sua immagine suscita. Un modo per sfatare il mito della filosofia come qualcosa di astruso e complesso e di farle sporcare le mani, di renderla davvero liquida perché possa insinuarsi dovunque ci sia qualcuno disposto a mettersi in ascolto della complessità della realtà e di sé stessi. Mind in Pop nasce con l’intento di avvicinare le persone non alla storia della filosofia presentando il pensiero dei vari filosofi, ma ai concetti stessi, alla “filosofia applicata”. E lo fa parlando delle storie che ci appassionano, delle esperienze narrative POP che chiunque viva nel XXI secolo sa essere una parte fondamentale della propria vita. Non si vuole usare il Pop come un cavallo di troia, come un metodo didattico per introdurre e far appassionare alla filosofia, bensì mostrare come nelle grandi storie che definiscono il nostro immaginario narrativo ci siano quelle stesse intuizioni, quegli stessi concetti che i filosofi hanno sviluppato nelle loro opere e la letteratura ha espresso nelle sue più grandi creazioni: ciò che anima colui che racconta delle storie e chi scrive un saggio sul libero arbitrio, è la medesima tensione a dar voce alla propria individualità, a sviluppare un pensiero che sento essere pressante e che mi definisce come essere umano, come un ammasso di atomi capace di provare delle emozioni. La cultura pop, non è un mezzo per arrivare alla “vera cultura”, ma un valore in sé, al punto che non si riesce mai a definire quand’è che inizi il pop e finisca la cultura “tradizionale”. Il pop è la nostra cultura tradizionale: la cultura della generazione che ha conosciuto Internet, il cinema a 7 euro, lo streaming di Netflix, i concerti dei Beatles, i musei praticamente gratis e i libri a 10 euro. Il pop è la più grande possibilità della cultura di arrivare dovunque. “E questo è un pensiero incoraggiante”, tanto per fare una citazione pop di grande letteratura!

E lo scopo del mio progetto di divulgazione è far percepire questo valore culturale incredibile e unico mostrando le radici comuni dei grandi sistemi di pensiero e delle grandi storie che amiamo. Film, serie-TV, libri, sono solo dei modi particolari di esprimere idee, creatività, possibilità e non degli espedienti per arrivare alle persone, come se fossero dei mezzi da sfruttare e senza l’intuizione di questo sfruttamento fossero inutili. L’obiettivo di questo progetto è mostrare la profondità e l’originalità dei prodotti della cultura POP, filtrati attraverso le lenti della mia individualità, riflessi nello specchio deformante della mia mente, condotti sui sentieri lungo i quali ho disseminato i segnali delle storie che hanno plasmato la mia storia, ciò che chiamiamo IO o SENSO DEL Sé (Ho parlato del concetto di identità e coscienza nell’articolo LA FILOSOFIA DI WESTWORLD).

Questi sono alcuni dei libri che mi hanno aiutato nella stesura dell’articolo e a cui fanno riferimento molte delle idee qui contenute. Se vuoi supportare il mio progetto di divulgazione filosofica puoi acquistare questi libri attraverso i link qui sotto. In questo modo la commissione che COMUNQUE prenderebbe Amazon, viene data a me e così avrò sempre più libri, serie-tv e film di cui parlarvi! Senza sborsare un centesimo di più 😉

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