Music Ergo Sum

La filosofia dei Beatles. La grandezza del banale

Music Ergo Sum – Episodio 4

Fenomeno di massa a livello globale. Simbolo non di una generazione ma di un’intero cambiamento storico che abbraccia due, tre, quattro, cinque generazioni senza differenza. Icona Pop per eccellenza. Sono i Beatles, il momento in cui il pop diventa davvero il pop, in cui emerge il fatto che tutti possono accedere all’arte, che tutti possono essere avvicinati alla bellezza della musica, della letteratura, della scienza ecc. I Beatles sono la realizzazione più compiuta e chiara della globalizzazione, della creazione di simboli che vengono adottati contemporaneamente da uno studente italiano e da un’adolescente giapponese, da un macellaio norvegese e da un postino turco.

Mi sono chiesto più volte quale fosse il valore artistico della musica dei Beatles, perché come tutti i fenomeni di massa, sorge sempre il dubbio che il fatto di essere commerciali implichi che sono anche di scarso valore (un po’ come accade per Harry Potter, ne ho parlato qui). A un certo punto ho capito che i quattro di Liverpool avevano qualcosa da dire, che hanno espresso davvero arte, attraverso le loro opere. Non mi interessa ora addentrarmi nella definizione del termine arte, ma possiamo dire che per me è arte tutto ciò che è vero. I Beatles dicono qualcosa di vero.

Ma che significa dire la verità?

Non significa fare una copia del mondo, non è “rappresentare fedelmente la realtà”, ma creare le strutture emotive e logiche con cui relazionarmi alla realtà.

Dico la verità quando do un nome e una sostanza alle prospettive da cui guardo il mondo. Quando creo una visione, quando costruisco un filtro nuovo attraverso cui interpretare gli eventi che accadono, l’ambiente che mi circonda.

I Beatles fanno esattamente questo. Danno dignità artistica agli eventi dell’esistenza mettendoli in musica, distorcendoli con il loro stile, violentando il mondo con la potenza delle loro note e l’originalità dei loro testi. E lo fanno in un modo del tutto particolare, che fa risultare la loro produzione più originale e più potente, nell’espressione di questa verità, rispetto alla maggior parte delle altre: i Beatles parlano del banale, del quotidiano.

È questa l’intuizione fondamentale: quando riesco a fare arte dell’infimo, del trascurabile e del banale, emerge in modo dirompente il valore più alto dell’arte stessa che è quello di modificare la nostra visione del mondo cambiando il linguaggio in cui ne facciamo esperienza. Se riusciamo a drammatizzare il nulla della vita quotidiana, i luoghi della propria infanzia (STRAWBERRY FIELD FOREVER), le strade di una città (PENNY LANE), le notizie della stampa locale (A DAY IN THE LIFE), allora cogliamo la potenza creativa dell’arte: possiamo far insinuare l’arte dovunque, possiamo cambiare la nostra visione del mondo fratturando la logica, facendo andare in cortocircuito il linguaggio per crearne uno nuovo.

I Beatles non cantano l’epico, il drammatico, l’epocale e l’apocalittico. No. La loro musica è ridimensionata all’individuo, è l’ammissione della relatività e della solitudine dell’uomo dopo il crollo di tutte le grandi narrazioni del mondo moderno (è questa la tesi di Lyotard ne “La condizione postmoderna”). Dopo esserci resi conto che non esiste più un principio assoluto e universale, capace di decidere le sorti della storia come Dio, la politica o lo stato, rimaniamo incerti e fragili difronte al labirinto caotico della realtà. Allora tutto ciò che possiamo fare è cogliere la bellezza intima e struggente del dramma degli individui, delle difficoltà e dei dolori della vita di tutti i giorni.

Dopo la fine del Mondo, possiamo guardare il mondo. Questa imbarazzante, ridicola, a volte sorprendente, a volte imprevista vita che ci ritroviamo a vivere senza averlo chiesto. Così, lasciati soli nell’oscurità, è possibile che all’improvviso rintocchi una nota, scocchi una parola, si incendi un concetto. E quando questo accede, tutto intorno si illumina, e di colpo scoppia la consapevolezza di aver appena creato quella parte di mondo che ora è illuminata dalla luce della nostra creatività.

Abbiamo appena cambiato il mondo, ovvero la nostra percezione di esso. Abbiamo creato stile e immaginario. Reso invincibile nell’arte la nostra fragilità, mutato la piccolezza del banale nell’apocalisse decisiva della vita di un uomo.

 

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Qui sotto trovate i libri, i film o le serie tv a cui ho fatto riferimento per scrivere l’articolo, o da cui ho tratto le citazioni dei vari filosofi, quindi consideratela come una specie di Biblio/filmo/musicografia.

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