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Filosofia e potere. La colpa dell’eroe e dell’artista

Prima di iniziare c’è bisogno di una doverosa premessa: ciò che dirò in questo articolo non è la spiegazione dei film o dei libri che citerò, non è la rivelazione delle “intenzioni dell’autore” (se esse sono di qualche importanza quando un’opera entra nelle mia mani) e non significa che quello che dirò sia la verità assoluta o l’interpretazione giusta o l’unica possibile. Le idee qui espresse sono solo ispirate dal personaggio letterario-cinematografico del supereroe e non sono una trattazione filologico o storiografica.

Come fanno i veri filosofi, io strumentalizzo altre idee, le piego alla mia sensibilità, le uso come spunto per parlare di molto altro. Quindi se vi arrabbiate perché pensate che io abbia violato il vostro supereroe preferito, il vostro beniamino dei fumetti, se pensate che non abbia nessun diritto di parlare visto che non ho mai letto un fumetto in vita mia, beh, se vi arrabbiate dicevo, …ne avete tutto il diritto!

La figura dell’eroe troneggia nell’immaginario collettivo, attraversa tutta la storia delle storie da Omero a Stan Lee, da Achille a Spider-Man. Ciò che voglio mettere in rilievo quest’oggi è che ogni grande storia di eroi è anche e sempre una storia di antieroi e che quindi… POVERINI, non possiamo trattarli così male! Dobbiamo comprenderli, sono più umani di noi, dai e che cazzo! Più leggeri con gli Avengers e compagnia bella!

Le narrazioni che mettono al centro un personaggio eroico, dotato di poteri sovrumani, che vanno al di là del limite della legge, dell’istituzione, della normalità, finiscono sempre per mostrare anche l’altre faccia della medaglia. Il supereroe, proprio in virtù dei suoi poteri eccezionali, riesce ad essere eccezionale anche nei suoi errori, che assumono un peso e un significato ancora più insopportabili del solito.

L’eroe è chiamato a non sbagliare perché non appena lo fa, le conseguenze sono irreparabili. Questo perché non possiamo considerarlo come un singolo, come un individuo, ma siamo costretti a vederlo come un simbolo: il fatto stesso di vestire una maschera è l’atto con cui l’eroe si spoglia di se stesso, dei sui desideri, della sua individualità, e veste i panni della guida, con cui si carica della responsabilità nei confronti della massa.

Sono troppo sotto pressione, maledizione! Lasciateli un po’ fare la loro vita, questi dannati super eroi!

Per questo il supereroe non può permettersi di sbagliare: quando lo fa sono in gioco molte più vite di quelle che un solo uomo può sostenere. E per questo quando l’eroe sbaglia, la caduta è così rovinosa. E a un peccato tanto macroscopico, corrisponde una colpa altrettanto grave. C’è una costante in quasi tutte le storie di supereroi: loro non scelgono di avere un super potere, di essere anormali, o eccezionali. Semplicemente accade. E questa è la loro colpa più irrimediabile.

Tutto ciò che fa l’eroe, è una sorta di grandiosa, spettacolare, epica espiazione della colpa. La colpa di essere il prescelto. I suoi super poteri non fanno altro che ingigantire la sindrome del senso di colpa che già ci portiamo dietro come retaggio della cultura, infatti quante volte le azioni degli eroi sono mosse dalla paura, dall’inquietudine di non essere all’altezza di se stessi, quante volte l’eroe agisce solo per salvare il suo onore, come una sorta di dovere nei confronti del caso che gli ha assegnato un potere che comunque non può sostenere.

Questo è certo: l’eroe non agisce quasi mai per piacere. Il suo è un dovere. Un imperativo categorico che gli impone di essere il paladino della morale stessa, l’emblema più incorruttibile della giustizia. Ogni eroe agisce in modo Kantiano quando si piega alla paura del senso di colpa, al “dover essere” del cammello di Nietzsche. Spider-Man è sempre spaccato in due tra il desiderio privato dell’amore per Mary Jane e il dovere nei confronti della massa e come lui tutti i super eroi, chi in misura maggiore chi minore, sono condizionati dalla tensione tra essere e dover essere, tra pubblico e privato, tra colpa ed espiazione.

La colpa per qualcosa di cui non si è responsabili. L’eroe diventa la vittima sacrificale all’altare del moralismo, nel santuario della responsabilità. Una colpa che si riflette nel mondo reale, quando viene criticato qualcuno per il fatto di essersi realizzato, quando viene imputato l’arricchimento, il potere o la felicità per il fatto stesso di essere arricchimento, potere o felicità indipendentemente da come li si è ottenuti. Se sei ricco sei colpevole, se sei felice sei colpevole, se hai potere sei colpevole. Perché li avrai sicuramente ottenuti con l’inganno, a scapito di qualcun altro.

Sei un privilegiato anche se quello che hai te lo sei guadagnato, anche se i tuoi super poteri hanno un prezzo che nessun uomo può pagare: il prezzo dell libertà, il prezzo di non poter agire liberamente. È lo stesso odioso ragionamento messo in atto da coloro che credono che l’arte debba essere gratuita, che non debba essere “asservita” all’industria, che non debba sporcarsi nel denaro. Come se la vera arte fosse un prodotto puro, una gemma incontaminata, al di sopra della viltà e dell’infamia del capitalismo.

L’arte è una merce. Come il vino, il tabacco, i mobili di legno, gli orologi della Rolex e un torneo di Tennis. Perché dovrebbe essere una colpa quella dell’artista che si arricchisce con la propria passione? Solo perché molti altri non ci sono riusciti? Per una sorta di solidarietà con gli emarginati dell’arte? Perché devo sentirmi in colpa se ho avuto più successo di te? Ho commesso il peccato originale.

Questo articolo vuole essere una sorta di solidarietà inversa. Non quella paventata da coloro che vogliono vedere l’arte libera dal mercato, che vogliono perpetrare l’immagine dell’artista come di un emarginato, di un incompreso, di un escluso, di un uomo solo. La mia è la solidarietà nei confronti di coloro che si sentono oppressi dalla colpa dell’eroe, che sono accerchiati dal moralismo, da una responsabilità che non hanno richiesto. La mia è una solidarietà per coloro che sono vivi e sono condannati per la loro vita, che hanno potere e sono incolpati di non averne diritto, che hanno vinto e sono accusati di aver imbrogliato. 

Siate eroi. Siate vincitori. Siate vivi. Siate artisti, e siate ricchi della vostra arte, ricchi con la vostra arte, felici dei vostri super poteri.

Perché è vero, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, ma non grandi colpe. 

‘Nuff Said. In memoria di Stan Lee.

 

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